mercoledì 15 ottobre 2008

AGEA acquista 100.000 forme di Parmigiano e Grana


Il Ministro Zaia ieri dà questa notizia che pubblichiamo volentieri a titolo informativo-


Parma, Zaia: pronti tre piani di intervento per risolvere la crisi del Parmigiano e del Grana


“Interveniamo oggi a sostegno di un settore che ha fatto della qualità la strada maestra per raggiungere i mercati mondiali, dando così risposte concrete in grado di superare le ipotesi di stato di crisi che alcune parti hanno pure avanzato in queste settimane”.Lo ha detto il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, nel corso dell’incontro con il Consorzio per la tutela del Parmigiano-Reggiano, una delle tappe della sua visita in provincia di Parma, organizzata per discutere con i rappresentanti delle diverse filiere i temi di più stretta attualità del settore nella regione. Fra questi: la crisi del Parmigiano Reggiano.“Quello che mettiamo sul tavolo – ha spiegato Zaia - è una strategia di intervento in tre mosse. La prima: ritireremo, attraverso l’Agea, 100 mila forme di Parmigiano Reggiano e altrettante di Grana Padano per aiutare i produttori in crisi. Le forme verranno acquistate a prezzi di mercato e saranno poi distribuite agli indigenti, sempre a pezzi di mercato, attraverso il canale delle ONLUS e delle associazioni di volontariato”. Grazie al ritiro, sarà possibile ottenere gli aiuti comunitari previsti in questi casi. Dal 1987 la Commissione Europea eroga infatti a ciascun paese dell’Unione un fondo destinato alla distribuzione di prodotti alimentari per la popolazione indigente. Nel 2009 l’Italia avrà a un budget raddoppiato rispetto ai fondi assegnati nel 2008 (66,4 milioni di euro) grazie alla trattativa di successo condotta in sede europea.“Stiamo lavorando a questo progetto – ha aggiunto il Ministro - già da un mese ed abbiamo negoziato in tempi non sospetti uno stanziamento di ben 129,2 milioni di euro”.In Italia il piano di intervento a favore delle fasce di popolazione più deboli è gestito dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea) attraverso le principali organizzazioni caritative riconosciute (tra cui Croce Rossa Italiana, Caritas, Banco Alimentare). Ogni anno queste associazioni garantiscono assistenza a oltre 15.000 strutture senza scopo di lucro (centri di accoglienza, parrocchie, mense) e a oltre 2 milioni di indigenti. I Consorzi di Grana Padano e Parmigiano Reggiano si sono impegnati ad integrare il volume di prodotto che verrà ritirato con una loro donazione gratuita. Secondo passo della strategia: “Creeremo – ha detto Zaia - un tavolo con la GDO, che sarà coordinato dal Mipaaf, ed infine – terza e ultima mossa – proprio a livello della grande distribuzione organizzata, predisporremo una campagna di promozione internazionale. Del resto, chiedere la collaborazione della GDO per rilanciare il consumo di Parmigiano-Reggiano è un passo ineludibile”. Il tavolo di lavoro con la GDO “punterà a soppiantare le promozioni che utilizzano il Parmigiano-Reggiano come prodotto ‘civetta’, deprimendo così il valore di un prodotto d’eccellenza e di grande qualità”. Occorre inoltre potenziare la vendita dei prodotti caseari DOP all’estero, grazie ad una incisiva campagna di promozione. “In questo senso – ha annunciato il Ministro – potrà avere un ruolo chiave Buonitalia, la società per la promozione dell’agroalimentare italiano, un vero cavallo di troia per sfondare sui mercati stranieri con interventi coordinati”. Su quest’ultimo punto, il Ministro Zaia ha precisato che “in futuro, l’intervento del Mipaaf potrà venire esclusivamente se Grana Padano e Parmigiano Reggiano saranno in grado di proporre un’unica strategia coordinata di promozione nel mercato interno ed estero. Da questo presupposto si potrà partire per un serio progetto di interprofessione che leghi la filiera del Gran e quella del Parmigiano, vera spina dorsale della filiera lattiero casearia italiana”.“Questi due formaggi sono importanti biglietti da visita del made in Italy, capaci di ‘trascinare’ la vendita di altre produzioni di qualità. Non parliamo quindi di crisi di mercato, perché questi prodotti mal si associano al termine crisi. Dobbiamo guardare avanti. Parmigiano e Grana Padano hanno ciascuno una storia e una tradizione alle spalle, così solide e forti da permetterci di costruire insieme un ambizioso progetto comune di rilancio”.
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lunedì 6 ottobre 2008

Sindacati? Eh basta!




Come promesso ecco un altro pezzo che spiega la nostra "affezione" ai sindacati agricoli! Pubblicato su -Spazio Rurale del 2/2006 -
- Mensile nazionale di agricoltura -


La catastrofe agricola è colpa dei sindacati

Argomenti importanti quelli trattati al convegno di martedì 20 dicembre, spaziati dalle quote latte, alla frutticoltura, ai problemi sanitari e via discorrendo, indetto dai colleghi del Cospa Nazionale a Legnago (VR) a cui il Presidente Vilmare Giacomazzi ha invitato La Presidente Nazionale dell’A.T.A. (Associazione Tutela Agricoltori) Marina Lussiana, trattandosi di argomenti che accomunano gli agricoltori Italiani e che li hanno visti insieme già in molte altre occasioni. Presenti al convegno, oltre a Veneto e Piemonte rappresentanti di molte regioni, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Sardegna, ecc. Un convegno che ha voluto spiegare ai colleghi perché alcune settimane fa, si è “occupata” la sede Nazionale della Coldiretti a Palazzo Rospigliosi a Roma. La Presidente Lussiana non ha potuto essere presente a questo appuntamento ma era presente ricordate, a quello davanti al Consiglio Di Stato solo poco tempo fa.
Già, perché malgrado l’informazione sia stata praticamente nulla, nella sede di Palazzo Rospigliosi martedì 22 novembre sventolavano le bandiere dei milk warriors e i padroni di casa si sono visti adornare la bella sala riunioni di bandiere su cui spiccava una vacca… invece della solita mega spiga…E i giornali e le TV ? tutti zitti, qui in Piemonte non abbiamo visto niente, malgrado vi fossero agricoltori addirittura davanti alla sede RAI di Saxarubra a manifestare il proprio malcontento… più comodi da riprendere di così!
Malcontento che è emerso copiosamente durante l’incontro di questo martedì 20 dicembre, a cui hanno partecipato circa duecento agricoltori, che, sentendo attribuire la responsabilità della spaventosa crisi agricola italiana alle Associazioni di Categoria, Coldiretti in testa, seguita dalle altre Organizzazioni… annuivano abbondantemente interessati.
Nessuno ha preso la difesa di questi grossi “pomposi sindacati”, anzi, negli interventi di chi ha preso la parola, le Organizzazioni sono state pesantemente colpevolizzate dello sfacelo dell’economia agricola Nazionale, il tutto ampiamente rafforzato dalle relazioni degli Avvocati Romano e Manzo che hanno evidenziato come per anni queste Organizzazioni hanno indirizzato i vari Ministri nelle scelte da fare, e di cui ora gli agricoltori raccolgono i frutti.
I propositi? L’inizio di una campagna d’informazione agli agricoltori, forse fin troppo all'oscuro da anni sui loro tanti diritti, ma molto ben informati invece dei loro doveri. E’ questo infatti l’intento dei vari Presidenti presenti nelle Regioni Italiane: far sapere agli agricoltori come è stato svolto il ruolo di rappresentanza sindacale in questi anni dalle Organizzazioni di Categoria per aiutare l’agricoltura e gli agricoltori, che hanno portato però a questo catastrofico risultato. Chiedere spiegazioni sui fallimenti di aziende come Parmalat, Cirio, Federconsorzi, sul crollo dei prezzi al produttore, sulla mancata protezione dei marchi dei prodotti agricoli italiani, sull’importazione scellerata di prodotti provenienti dall’estero spacciati per passata italiana, stesso destino forse per olio, formaggi, vino, solo perché… sono trasformati qui in Italia.
Sulla vaccinazione blue tongue che ha decimato il patrimonio zootecnico del centro sud, sulla contingentazione delle produzioni italiane che puntualmente sono state probabilmente oggetto di regalo ai colleghi europei.
E la frutta? La Presidente Marina Lussiana ha incontrato il coordinatore del Gruppo Trasversale Agricoltori, Fabiano Mazzotti, solo pochi giorni fa in un incontro con gli agricoltori a Forlì, il quale ha ampiamente lamentato quanto la Regione Emilia Romagna e la Coldiretti abbiano trascurato di difendere le loro produzioni tra le più rigogliose e importanti della nostra penisola, perché quest’indifferenza da parte loro?
Insomma, sull’incapacità di fatto di rappresentare ancora gli interessi di un’agricoltura italiana che non vuole prepensionarsi e dei cittadini italiani che vogliono la loro agricoltura e pagano per averla, ed invece, si ritrovano con la decimazione del patrimonio agricolo italiano, e magari… il formaggio prodotto con latte polacco sulla propria tavola.

La Presidente A.T.A.
Marina Lussiana


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domenica 28 settembre 2008

Maestro unico si o no?


Ho inviato ai media un'opinione sulla scelta del maestro unico,
da parte del Ministro Gelmini -


Signor Direttore,

la scuola è un tema importante, decisivo, che riguarda tutta la società. I bambini ed i ragazzi sono il (nostro) futuro, la loro istruzione ed educazione (la qualità delle stesse) sono un tratto distintivo del livello di civiltà. Proprio perché è un tema tanto decisivo, anch’io provo a condividere qualche riflessione. Forse in controtendenza rispetto a molti degli interventi che i media, grandi o piccoli, hanno ospitato.
“Alte grida” si levano contro il “maestro unico”. Si da quasi di “barbari” alla ministro Gelmini e al Governo tutto, per aver osato proporre, dal prossimo anno, questa riforma.
Io, lo dico subito, penso un gran bene di questa iniziativa. E non per tradizionalismi di maniera o “partito preso” tutto interno alla politica ed ai suoi schieramenti, ma perché sono “sopravvissuti” in tantissimi, a quell’esperienza…. e non sono neanche venuti su tanto male! Anzi.
Abbiamo vissuto gli anni delle nostre “Elementari” nel momento più fecondo, in classi numerose senza mai battere ciglio; abbiamo salutato per cinque anni, in piedi, con un rispettoso :”buongiorno Signora Maestra” sempre la stessa persona. Noi della “vecchia guardia” siamo capaci di affrontare impassibili 40 (e più) ore settimanali da anni. Ho letto che le Maestre di oggi, pare invece per contratto, di ore ne possano fare solo 22, e non sappiano, come fare a garantire l’apertura dalle 8,30 alle 16,30 se torna un unico soggetto. Secondo me, allieva di ieri, basta che le maestre e i maestri di oggi diano più fiducia a se stessi e comincino a pensare che con un po’ di buona volontà…. ce la possono fare.
Credo anche, semplicemente (checchè ne dicano presunti “grandi maestri” come Michele Serra su Repubblica) che la semplicità sia un valore da riconquistare al più presto, e che non sia la quantità di denaro o di risorse umane investite, a qualificare e sostanziare il livello delle scuole e della Scuola. Non bisogna nemmeno pensare, Signor Serra, che il centro destra veda gli immigrati semplicemente come una “lagna sociale”, bisognerebbe pensare invece, che chi arriva nel nostro paese debba obbligatoriamente imparare per prima cosa la nostra lingua, potrebbe anche servire a salvare qualche vita nei cantieri, dove a volte forse, non si capisce nemmeno un semplice “stai attento”!
Una scuola con meno maestri non è una pessima scuola. Specie se consentirà di recuperare il ruolo educativo delle famiglie (che del diritto-dovere all’educazione, alla scelta educativa, sono le uniche vere depositarie).
Una buona scuola, è solo quella che insegna ed educa i bimbi di oggi, ad essere uomini domani.
Allora, forza Gelmini! I buoni maestri e professori non hanno nulla da temere dalla riforma. Investendo sulla qualità e sulla giusta riorganizzazione, probabilmente, si potrà forse anche arrivare a pagar meglio gli insegnanti.
Sono considerazioni semplici, che non piaceranno ai “chierici della complessità”, ma, forse, un po’ di (buon) senso lo hanno.
Cordialmente

Marina Lussiana
Presidente A.T.A.