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domenica 21 settembre 2008

Sprazzi di Val Sangone!


Ecco quà un pò della mia valle.
Magari vi viene voglia di venirci a fare un giro!


Quì il nostro Palazzo Comunale.... sede di decisioni, progetti e idee dei nostri "governatori".

Piazza Gramsci con la bella chiesa appena ristrutturata.


Il Monumento al Milite Ignoto.


Scendendo di pochi Km eccoci a Giaveno la cittadina più popolata della nostra piccola valle.

La bella chiesa sulla piazza principale.


La suggestiva torre e il Caffè Roma, forse uno dei più antichi (o forse perchè da che sono nata l'ho sempre visto in pole position) della bella Giaveno.



Lasciamo Giaveno e salendo verso Valgioie in lontananza si staglia in tutta la sua maestosità la Sacra di San Michele.

Un orgoglio del nostro Piemonte, merita davvero venire a vederla.

Non volevo essere campanilistica ma con l'aiuto del blog si può regalare qualche sprazzo di mondo a chi non conosce valli e città nuove e perchè no.... a far decidere chi li vede a venirci a trovare davvero!

Marina Lussiana

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venerdì 5 settembre 2008

Agricoltori e apicoltori.... la faida di Bardonecchia!




Di seguito il comunicato stampa inviato e interamente pubblicato.... ovviamente senza le immagini!


Coazze li: 28/08/2008

Comunicato stampa -

Ancora una volta l’A.T.A. ha dovuto fare i conti con la strana ansia da sfratto degli allevatori dalle montagne che sembra aver contagiato tanti (troppi!) amministratori comunali delle nostre Valli. A Bardonecchia, l’ultimo fatto accaduto mercoledì scorso.
Il Sindaco di Bardonecchia, che sembra voler essere sempre più una città come le altre, in spregio alla geografia ed alla geologia, dimenticando che quelle montagne che d’inverno ospitano la neve, le piste ed i turisti, non devono essere lasciate all’incuria, ha emesso – richiamando una violazione delle norme di pascolo, con un avvertimento una manciata di giorni prima – un’ordinanza di demonticazione all’allevatore Sandro Leschiera. Questi, un giovane che non ha dimenticato la montagna e ha fatto dell’allevamento un mestiere, costruendo con la propria intraprendenza una concreta speranza di futuro per l’agricoltura, non avrebbe prestato la dovuta attenzione ad evitare lo sconfino delle mucche dai terreni dell’Associazione Agricola Rochemolles ad altre proprietà. Tra cui forse, anche quelle di un apicoltore, che già denunciava sui giornali locali, il fatto che le mucche siano acerrime nemiche delle api: mangerebbero i fiori e si dovrebbe portarle in montagna più tardi di quanto si è sempre – e con buon senso! – fatto.
“Per parte nostra – commenta la presidente A.T.A., Marina Lussiana – noi sottolineiamo che troppo spesso ci si dimentica, e non è purtroppo il primo caso, che le nostre montagne hanno bisogno della presenza dell’uomo-pastore e delle sue mandrie. Pensiamo a quali drammatici effetti produrrebbe il lasciare il tutto allo stato brado. Oppure pretendendo che siano le api o persone retribuite a sfalciare l’erba di centinaia e centinaia di ettari, ed impedire che la montagna degeneri in selva, con grave danno per l’assetto idrogeologico”.
“Chiederemo inoltre – continua Lussiana - che anche l’apicoltura sia “normata duramente” al pari degli altri allevamenti. E’ ora, infatti, che anche gli apicoltori compilino i modelli e informino con quindici giorni di anticipo i sindaci di dove verranno posizionate le arnie e quanto ci resteranno; che venga regolamentato il trasporto degli insetti al pari dei ruminanti; che siano stabiliti dei “carichi” limitati per ettaro di arnie; che vi siano date stabilite di arrivo e di permanenza delle arnie e che tutti gli “animali” siano custoditi dai loro proprietari all’interno dei terreni di loro diretta appartenenza o in affitto perché non è giusto che vi siano due pesi e due misure, in fin dei conti fino ad oggi le api hanno succhiato il polline anche su terreni altrui, dove però anche i costi, ricadono su “gobbe” altrui”.
Fortunatamente ci sono esempi in controtendenza: è il caso di Sauze d’Oulx, dove l’amministrazione comunale, convocando urgentemente la commissione pascoli, si è attivata subito per fornire uno spazio alternativo alla mandria del giovane allevatore.
“La montagna – conclude la presidente A.T.A. – non può essere vista come una mera risorsa d’immagine e promozione., è la presenza dell’uomo, con la sua fatica ed il suo lavoro, specie degli allevatori e dei pastori, che la mantiene pulita e fruibile. In troppi sembrano dimenticarlo: noi non smetteremo di denunciare politicamente chi lo fa”.

Ufficio Stampa
Associazione Tutela Agricoltori
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domenica 31 agosto 2008

Politica piemontese…. se ci sei batti un colpo!


Sulle pagine de La Valsusa di giovedì 28 agosto è stata pubblicata la lettera inviata e che posto qui di seguito.... una lettera non solo al Direttore, ma anche, ai politici del territorio!

Politica piemontese…. se ci sei batti un colpo!

Signor Direttore,

forse l’imminenza delle vacanze al tempo della sua uscita (non siamo a conoscenza di eventuali repliche) ha sconsigliato a chi ne veniva chiamato in causa, in primis la classe politica locale ma anche i sempre prolifici “professionisti dell’ecologismo e della caccia”, di raccogliere i tanti spunti che la lettera di Angelo Bonnet, dava a larghe mani, nel numero 30 de “La Valsusa”, di giovedì 24 luglio. Stessa sorte (la disattenzione) da parte di noi dell’A.T.A. che non abbiamo risposto subito all’intervento del “sognatore montagnardo”, come egli stesso, in conclusione dell’intervento, si definisce. Noi forti della nostra esperienza di attenzione e lavoro concreto sulla montagna, con questi soli ma pesanti titoli, cerchiamo di dare forza e spazio al dibattito che un “pezzo” forte come quello di Bonnet merita.
E’ vero: i poteri centrali e centralismi (mica solo Roma, anche Torino) sono prigionieri di un facile manierismo ecologista, che porta a teorizzare molto ed operare ben poco. Una posizione drammaticamente insufficiente, che alla montagna fa male. Combatte, infatti, la presenza dell’uomo sulla montagna. E la montagna ha un senso ed un valore perché l’uomo ci lascia un segno ed è alquanto faticoso, tanto che forse chi stà mollemente affondato nei salotti con drink e chiacchiera facile, non può certo comprendere.
Nemici delle strade aperte in altura, questi presunti amici dell’ambiente non fanno altro che condannare le “terre alte” all’abbandono ed a divenire, di seguito a questo, un pericolo (si pensi al dissesto idrogeologico). Amici del lupo, si diventa nemico della pecora, della capra e della mucca che danno sostentamento all’uomo, allevatore o agricoltore, che vive e fa vivere la montagna.
L’agricoltura è sempre troppo dimenticata (se ne sminuisce il valore assoluto nell’economia nazionale non tutelandola e svendendola in nome di sedicenti europeismi) e le attività agro-silvo-pastorali in quota lo sono ancora di più. Sembra non comprendersi che l’uomo non è, “il cancro del pianeta”. L’uomo, l’agricoltore e l’allevatore, il pastore e l’imprenditore che rischia in montagna col suo duro lavoro, è il custode e l’artefice del paesaggio e della sua salvaguardia. Una magica “età della Natura” esiste solo nella testa di chi non la conosce, di chi non fa fatica per renderla abitabile e ne deve anche trarre di che vivere.
La montagna non è il parco gioco per cittadini annoiati è un ambito di vita e vitalità. Abbisogna di un protagonismo politico, in questo senso l’orizzonte dell’autonomia continua a dover essere esplorato.
Bisogna investire sulla comunità, evitando – in questo non concordiamo con la linea prospettata da Bonnet – di replicare Enti che castrano il diritto naturale che la proprietà privata è. La vicenda degli ungolati, i danni enormi che essi provocano sono sempre meno rimborsati (una pratica a volte, costa più di quanto fa ottenere), e ci viene spontaneo chiedere: da quando, per reclamare di essere risarciti di un danno subito, si deve delegare qualcun altro? E’ ora che proprietari e agricoltori, mandino loro, una lettera agli Enti che si affannano e affaccendano nella difesa dei selvatici, per quantificare e pretendere il rimborso dei danni subiti nei siti di loro proprietà o in affitto…. oppure quel vecchio detto “chi rompe paga e i cocci sono suoi” non vale per il settore pubblico? E’ sempre più lampante quanto la montagna sia rimossa dal potere, sempre più concentrato in poche mani e pochi luoghi (i soliti noti e le solite aree metropolitane).
E’ possibile, al di là della retorica, un protagonismo della montagna ma ci vuole più intervento e meno ideologia. Più rispetto ai proprietari, più potere ai territori e meno consulenze.
Perché non si costruisce, noi ci si starebbe, un “patto/progetto per la montagna”, che rivendichi le giuste attenzioni (o meno attenzione: troppi i divieti e nulli gli incentivi!) da parte della politica?

Marina Lussiana
Presidente A.T.A.
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martedì 26 agosto 2008

Coazze e dintorni....

L'Alpeggio Sellery Inferiore -

Una visita a quella che è stata la mia casa per 14 anni da maggio a fine settembre.... che ne dite? Siamo nella mia bella Coazze all'alpeggio Sellery Inferiore.




Mentre si sale verso il Sellery Superiore l'occhio spazia sui pascoli sottostanti del "Fortino", pascoli ripidi che sarebbero più adatti ai caprini che non ad animali di grossa taglia.



Ecco gli abbeveratoi; uno è ricavato da un grosso tronco, l'altro è in pietra;
sono indispensabili per evitare che gli animali debbano scendere, magari a metà giornata, fino al torrente o all'alpeggio per bere.


Finalmente, dopo una strada a dir poco disastrosa, arriviamo al Sellery Superiore. Questi alpeggi sono stati ristrutturati anni fa e…. come vedete il risultato non è male. Peccato che per raggiungerli si debbano sfasciare le macchine.... non solo quelle degli agricoltori che purtroppo per loro, devono pagarsele, ma anche quelle degli Enti pubblici, le cui spese, purtroppo, sono sempre a carico dei cittadini!




Anche la stalla con annesso laboratorio (per chi volesse trasformare latte) se la cava piuttosto benino. O no?!


Questi sono i “drù” (prati concimati che di solito sono subito nelle vicinanze delle stalle) come li chiamiamo noi a Coazze, dove l’erba è più verde, più sostanziosa, più grassa. C’è un vecchio detto qui, che recita: “Li drù e la virtù sun mai stà scundù” …. Ed è proprio vero!
Peccato dover tornare ma si fa tardi per oggi, e ripercorrendo la strada in mezzo ai faggi non possiamo fare a meno di buttare l’occhio qua e là, per vedere se qualche bella testolina nera (di qui vengono tanti, tanti funghi della Val Sangone) facesse mai capolino tra le foglie.



Siamo nella “metropoli”… si fa per dire ma confronto a prima!




Eccoci in paese dove troviamo la nostra bella chiesa dove sul noto campanile troneggia la rassicurante scritta:

Marina Lussiana